L’EMPATIA E’ SOLO L’INIZIO. SCOPRI COSA C’E’ DOPO!

L’EMPATIA E’ SOLO L’INIZIO. SCOPRI COSA C’E’ DOPO!

Stava raccogliendo dal ciglio della strada un cucciolo di gatto spennacchiato e infreddolito. Affiancando con le 4 frecce ho subito pensato alla sensibilità di quella bambina che poi ho scoperto essere una undicenne.

La sua mamma, in auto ad attenderla, mi guardava con aria paziente facendomi un cenno d’intesa col capo, come dire: “eh già, lei è fatta così.”

Lei è Giada e mentre l’accompagnavo al vicino canile/gattile per far soccorrere e chiedere ospitalità per il micio, mi raccontava del suo amore innato per gli animali. Così le dissi: “sembra che tu sia molto dotata di empatia.” “Cos’è?” Mi chiese.

“È la capacità di mettersi nelle vesti degli altri e capire le loro emozioni.” “Non lo sapevo. Grazie!” E mi salutò.

L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Il significato etimologico del termine è “sentire dentro”, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro”, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale. (Wikipedia)

Sempre più frequentemente si parla di empatia in ogni ambito e per quanto mi riguarda succede in famiglia, nella società e nelle aziende, confrontandomi con imprenditori e collaboratori delle varie aree. Da quando nel 1995 Daniel Goleman, pubblicando “Intelligenza Emotiva”, ne esaltò l’importanza tra le varie forme di intelligenza umana.

Ma rientrando in auto, dopo aver salutato Giada, qualcosa mi brulicava tra i 4 neuroni e mi chiedevo: ma è sufficiente avere empatia? Essere empatici?

Intendo dire, nel momento in cui sono capace di immedesimarmi in un’altra persona e intrufolarmi tra le pieghe delle sue emozioni, riuscendo a capire cosa prova, cos’ho risolto? Nulla! Ho solo un’informazione.

Ecco perché ritengo non sia sufficiente essere empatici, pur essendo già un buon punto di partenza. È un po’ come essere un bravo cuoco, riuscire a capire al volo i gusti e le preferenze dei commensali, per poi regolarmente lasciarli affamati.

Ma certo! A cosa serve essere empatici se poi non si dà seguito a questa forma di intelligenza evoluta con azioni che aiutino e supportino le persone che lo richiedono? O non lo richiedono ma manifestano un bisogno di supporto attivo?

È così che ho pensato di coniare tre terminologie per identificare tre tipi di empatia che si differenziano, non tanto nella capacità di percepire le emozioni, ma per la successiva intraprendenza e capacità di dare seguito all’empatia con azioni di qualsiasi tipo e l’obiettivo quindi di essere d’aiuto.

Vuoi dirmi di non conoscere almeno una persona che ha dimostrato di capire benissimo lo stato d’animo e la situazione in cui ti trovavi, salvo poi, per motivi che non voglio affrontare non essendo questo l’intento dell’articolo, lasciarti nella situazione di bisogno senza prestare nessuna ulteriore attenzione e aiuto?

Ecco, io la chiamo platealmente “Empatia inutile o passiva”

Quante volte invece (spero mai per te) ti sarà capitato di sentirti letto nel pensiero da qualcuno abile a farlo e a capire la tua situazione di disagio e di bisogno, salvo poi approfittarne per, addirittura, ottenerne un beneficio a tuo discapito.

Ecco, io la chiamo “Empatia cinica o distruttiva”

Quante volte invece, e per fortuna a tutti noi può capitare ogni giorno, incontriamo persone che hanno quello sguardo comprensivo e penetrante. Hanno quella voce moderata e dedicata mentre fanno domande. E ti chiedi come fanno a capire esattamente come stai e di cosa hai bisogno in quel momento? Eppure lo sanno! Ma non si fermano a questo. Loro fanno! Che cosa? Qualsiasi cosa che possa lasciare un minimo segno nella tua vita, una differenza a prescindere da te e dal tuo impegno, perché sono loro a impegnarsi in quel momento.

E mentre provano (frequenze simili) le emozioni che provi tu, muovono l’energia al di là dell’intelligenza emotiva ed empatica e ti aiutano compiendo un’azione che fa la differenza. Come Giada per la vita di quel gatto.

Ecco, io la chiamo “Empatia attiva o produttiva”

Da oggi in poi, grazie a Giada, saprò distinguere meglio tra gli empatici chi è inutile, distruttivo o attivo. Ma prima di fare questo è meglio se mi impegno io ad essere un empatico costruttivo.

Sii tu per primo così come vorresti vedere il mondo. -Gandhi-